Accogliere con il corpo - la comunicazione non verbale nell'accoglienza al CUP       

03.06.2026

Formazione per volontari – Forlì, Emilia Romagna

Quando entriamo in una stanza, quando ci avviciniamo a qualcuno, quando apriamo la bocca per dire "posso aiutarla?"—il nostro corpo ha già parlato. Ha già detto qualcosa. E quell'utente che si avvicina allo sportello del CUP, magari stanco, preoccupato, confuso tra codici fiscali e codici di prenotazione, ha già ricevuto un messaggio da noi. Prima ancora di qualsiasi parola

Questo è il punto di partenza da cui ha preso avvio la formazione "Accogliere con il corpo", pensata per i futuri volontari del CUP di Forlì: un percorso esperienziale radicato nella DanzaMovimentoTerapia, nel Movimento Somatico e nell'approccio Somatico alla consapevolezza corporea, che ha intrecciato teoria e pratica per esplorare come il corpo — il nostro — possa diventare uno strumento di cura relazionale

Il corpo come primo linguaggio

La ricerca sulla comunicazione non verbale ci dice che la maggior parte delle informazioni che trasmettiamo non passa dalle parole. Postura, tono di voce, orientamento del corpo nello spazio, distanza interpersonale, contatto visivo: questi elementi formano un sistema coerente — o incoerente — che l'interlocutore legge in modo perlopiù inconsapevole ma efficacissimo

Nell'approccio SOMATICO e nel MOVIMENTO SOMATICO, il corpo non è un semplice involucro che "porta" la mente: è intelligenza viva, memoria, presenza. La Danzamovimentoterapia — così come il Body-Mind Centering (BMC), approccio su cui si fonda la pratica del Practitioner BMC — lavora proprio su questa consapevolezza: imparare a sentire prima di fare, a percepire prima di rispondere

Portare questa prospettiva in una formazione per volontari di un servizio sanitario territoriale in Emilia Romagna non è un gesto astratto. È una scelta radicalmente pratica.

Cosa succede allo sportello

Chi si avvicina a un CUP raramente è in uno stato di neutralità emotiva. Può essere anziano e disorientato, può essere giovane e di fretta, può essere spaventato per un esame che aspetta con ansia, può essere irritato per un'attesa troppo lunga. Il volontario che lo riceve non è solo un "erogatore di informazioni" - è un punto di contatto umano in un sistema spesso percepito come freddo e burocratico

La postura con cui accogliamo — aperta o chiusa, tesa o radicata — cambia l'esperienza dell'utente. Il modo in cui orientiamo il corpo verso di lui — di fronte, di fianco, distante — comunica disponibilità o barriera. La qualità del nostro movimento — affrettato, calmo, meccanico — trasmette il nostro stato interno più di qualsiasi sorriso di circostanza

Durante la formazione abbiamo esplorato queste dimensioni attraverso esercizi esperienziali ispirati alla Danzaterapia e al Movimento Somatico: non per diventare "attori" di un'accoglienza fittizia, ma per sviluppare una consapevolezza autentica del proprio modo di stare nello spazio relazionale

Radicamento e presenza

Un concetto centrale nella pratica somatica è il radicamento (grounding): la capacità di sentirsi stabili, presenti, connessi al proprio centro — anche in situazioni di pressione. Un volontario radicato non è un volontario freddo o distaccato. È qualcuno che può permettersi di essere davvero presente, perché non è travolto dall'urgenza o dall'ansia del contesto

Abbiamo lavorato su questo attraverso semplici pratiche di consapevolezza corporea: la qualità del contatto dei piedi con il suolo, la direzione dello sguardo, la respirazione, il peso del corpo sulla sedia o in posizione eretta. Piccole cose, ma trasformative

La validazione emotiva - accogliere anche le emozioni

Una parte significativa della formazione ha riguardato la dimensione verbale dell'accoglienza — in particolare il tema della validazione emotiva e della gestione dei momenti di tensione o conflitto

La validazione non significa essere d'accordo con tutto ciò che l'utente dice o chiede. Significa riconoscere che le sue emozioni hanno senso, che la sua esperienza è reale, che lui — come persona — viene visto e ascoltato

Frasi semplici come "capisco che questa situazione sia frustrante" o "ha ragione, l'attesa è stata lunga" non risolvono il problema tecnico, ma cambiano radicalmente il tono della relazione. E spesso, un utente che si sente ascoltato de-scala da solo

Abbiamo esplorato anche i momenti di conflitto: cosa succede nel nostro corpo quando qualcuno alza la voce o esprime irritazione? Quali automatismi si attivano? Come possiamo rispondere — piuttosto che reagire — mantenendo radicamento e chiarezza?

La risposta non è una tecnica. È una pratica, che si costruisce nel tempo, attraverso la consapevolezza corporea e l'autoregolazione emotiva — esattamente ciò che la DanzaMovimentoTerapia e il Movimento Somatico coltivano.

Perché la formazione somatica fa la differenza

Molte formazioni sulla comunicazione lavorano prevalentemente sul piano cognitivo - spiegano i principi, mostrano schemi, offrono liste di comportamenti corretti. Tutto utile. Ma sapere come dovremmo comportarci non è sufficiente se il corpo va in un'altra direzione

L'approccio Somatico che caratterizza il mio lavoro — radicato nella Danzamovimentoterapia, nella Danzaterapia e nel Body-Mind Centering — parte dal presupposto che il cambiamento autentico passa attraverso l'esperienza incarnata. Non basta capirlo: bisogna sentirlo, muoverlo, integrarlo

Per questo in Emilia Romagna, come altrove, propongo percorsi di formazione che mescolano teoria, riflessione e pratica esperienziale - perché chi lavora con le persone meriti strumenti che vadano in profondità

Lavori con gruppi, organizzazioni o servizi alla persona e ti interessa un percorso di formazione sulla comunicazione non verbale e l'accoglienza corporea? Scrivimi adesso per ricevere informazioni 

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